Curiosità sulla zip

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Curiosità sulla zip

Ecco un approfondimento su tecnologia, curiosità e storia della cerniera lampo: perché si chiama zip e cosa sta ad indicare la sigla YKK presente in quasi tutte le cerniere del mondo

Il gesto meccanico di tirare su la cerniera, nasconde una tecnologia ben più complessa. Anni di prove hanno dato vita all’accessorio più usato al mondo. Scopriamo di più insieme.

Curiosità sulla zip: come un iniziale flop è riuscito a soppiantare bottoni e lacci

Utilizzata per chiudere pantaloni, giacche, borse o scarpe, la zip è una valida alternativa a bottoni o lacci. Tuttavia, la storia della cerniera lampo non ha da subito conosciuto anni d’oro. La prima versione venne brevettata da Elias Howe nel 1851, lo stesso che inventò la macchina da cucire. L’idea di partenza era buona, ma non ebbe altrettanto successo. Imperfetta e poco funzionale, si apriva nei momenti poco opportuni, era facile a rotture, i materiali per produrla erano costosi e risultava anche difficile da utilizzare. Quasi mezzo secolo dopo, Whitcomb Judson ne ripropose una versione più complessa ma fu nel 1917 che la zip conobbe il successo. Partendo dall’idea d’origine, Gideon Sundback aumentò il numero dei denti, introducendo una sorta di rientranza per facilitare l’aggancio e lo sgancio. Grazie al supporto di due finanziatori privati, l’uomo ebbe denaro a sufficienza per poter progettare e costruire anche le macchine atte alla realizzazione delle cerniere. A metà degli anni Cinquanta, la zip venne perfezionata dall’esercito americano diventando parte integrante dell’abbigliamento militare. Nel 1958, altri miglioramenti permisero di impiegarla nelle prime tute pressurizzate per astronauti.

Cosa significa la sigla YKK?

Presente in gran parte delle cerniere per borse, giubbotti, scarpe, pantaloni e custodie per PC, la sigla YKK è in realtà l’acronimo di Yoshida Kogyo Kabushikikaisha, l’azienda giapponese che dal 1934 aveva il monopolio nella produzione di zip, con una media di 7 miliardi all’anno. Attualmente, però, spartisce il mercato mondiale con la cinese SBS che, in pochi anni vanta già importanti collaborazioni con brand del calibro di Target, North Face e H&M, ma anche con marchi di lusso come Armani.

Perché si chiama zip?

Sull’origine del termine esistono diverse interpretazioni, ma pare che la più accreditata abbia a che vedere con gli stivali in gomma Mystik prodotti dall’azienda B.F. Goodrich. La chiusura di queste calzature era affidata alle cerniere di Sundback e per la semplicità di utilizzo ebbero in breve tempo un enorme successo. Serviva un nome accattivante per distinguere questi stivali dalle comuni scarpe e il presidente dell’azienda Bertram G. Work pensò a Zipper. Da qui, pare che anche la cerniera lampo cambiò il proprio in zip. Esiste, però, un’altra versione secondo cui fu lo stesso B.F. Goodrich a coniare il termine, una sorta di richiamo del suono della cerniera quando viene chiusa. In effetti, il nome venne depositato nel 1923 e l’uomo mantenne a lungo i diritti su di esso, fin quando non vennero poi limitati solo agli stivali Zipper.

Altre curiosità sulla zip

La tuta spaziale di Neil Armstrong, quella utilizzata per le missioni Apollo per intenderci, presentava due cerniere in ottone che racchiudevano uno strato di gomma. Attualmente, la zip fa ancora parte dell’abbigliamento NASA, ma priva della guarnizione in gomma. Si tratta di un modello ermetico prodotto dall’azienda YKK.

Solo negli anni Trenta, la zip si diffuse nella moda e nell’industria di abbigliamento. Inizialmente impiegata solo per la chiusura dei pantaloni maschili, la stilista italiana Elsa Schiaparelli pensò di adattarla anche agli abiti, senza nasconderla nel tessuto. Fu una vera e propria rivoluzione nel campo della sartoria e da allora non ne possiamo più fare a meno. Basti pensare ai tubini con cerniera laterale o posteriore ben visibile, alle borse o ai giubbini!

 

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